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ORTORESSIA: QUANDO IL MANGIARE SANO DIVENTA UN OSSESSIONE
19/12/2015

ORTORESSIA: QUANDO IL MANGIARE SANO DIVENTA UN OSSESSIONE
 


Negli ultimi decenni il naturale e salutare regime alimentare , scandito dalla fame biologica e dal piacere del cibo genuino e nutriente, con pasti strutturati consumati prevalentemente in ambito domestico , è stato letteralmente soppiantato da una alimentazione caotica , dettata da una fame condizionata con cibi gratificanti , ricchi di grassi , zuccheri e sale. A ciò si è aggiunta una forte destrutturazione dei pasti con scarso rispetto di orari , tempi e pasti consumati prevalentemente fuori casa.

Parallelamente si è verificata una forte riduzione dell’attività motoria e un aumento marcato dei comportamenti sedentari con una pesante ricaduta negativa sulla salute fisica e psicologica. Da qui la necessità di modificare lo stile di vita per migliorare la salute dell’individuo. Nasce cosi il fronte dei salutisti, che si propone di mettere in atto comportamenti atti a mantenere il benessere o curare le malattie dello stile di vita : metaboliche ( obesità , diabete , ipercolesterolemia ) cardiovascolari ( ipertensione arteriosa , cardiopatia ischemica , ictus ) , tumorali( mammella , intestino , prostata) e neurodegenerative. Come in tutte le cose l’equilibrio , il buon senso e la moderazione nelle scelte alimentari e di vita attiva può arrecare effetti benefici sulla nostra salute.Se, al contrario , le nostre scelte sono dettate da regole alimentari troppo rigide o da errate informazioni rischiamo di mettere in atto comportamenti che creano uno stato di vigilanza e allerta mentale talmente elevato da arrecare un significativo disagio.

E’ cosi che nasce l’ortoressia (dal greco "orthos" che significa giusto e corretto, e "orexis" che significa appetito), un nuovo disordine della condotta alimentare , descritto per la prima volta nel 1997 da Bratman , che sta interessando una quota non indifferente di soggetti che intendono mangiare a tutti i costi cibi “sani ”e “puri”, senza strappi alle regole. Intraprendere percorsi alimentari cosi ferrei richiede impegno , autodisciplina e autocontrollo non indifferenti e non alla portata di tutti e questo rende il soggetto coinvolto convinto di essere speciale e certo che la strada intrapresa sia quella giusta.
Alcuni individui che si avventurano in simili percorsi piombano nella trappola infernale del “controllo malato” caratterizzato da pensieri , preoccupazioni , convincimenti disfunzionali ( non sostenuti da prove convincenti) cui seguono comportamenti e stati d’animo negativi sulla salute fisica , psicologica ,comportamentale e sociale.
Lo stato mentale di eccessiva vigilanza e allerta sulla sana alimentazione non è funzionale al benessere del soggetto né prima (obbligo di dedicare sempre più tempo per rimanere aderente allo schema alimentare prestabilito) né durante ( i piccoli errori vengono amplificati in modo non realistico) né dopo( le conseguenze diventano catastrofiche ). Per mantenere fede al loro credo, molti “ salutisti” sono costretti a pianificare in modo sistematico e ossessivo la giornata alimentare e ciò comporta inevitabilmente notevoli sacrifici per gestire le situazioni a rischio prevedibili ( esempio andare a mangiare una pizza preparata con farina raffinata , se c’è la convinzione che certi cereali raffinati sono nocivi alla salute) o imprevedibili ( decidere all’ultimo momento di andare a prendere un gelato se si ha la fobia dei grassi ).
La non ottemperanza delle regole dietetiche prefissate , come per l’anoressia e la bulimia nervosa , crea un profondo malessere interno con mille sensi di colpa che spingono il soggetto a restringere ancora di più l’alimentazione come forma di autopunizione. Se vi accorgete che il comportamento alimentare adottato è diventato la principale area di valutazione del vostro valore personale e se i pensieri e le preoccupazioni sono presenti in modo ossessivo , tali da occupare la mente per gran parte della giornata , limitando altri domini importanti della vostra vita quotidiana ( famiglia , amicizie, sport , scuola ecc.) potreste quindi essere affetti dal disturbo dell’alimentazione che secondo la classificazione del DSM V del 2015 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) va sotto il nome di ortoressia.
Tale disturbo della condotta alimentare , assieme alla vigoressia o bigoressia (continua e ossessiva preoccupazione per quanto riguarda la propria massa muscolare anche a discapito della propria salute. ) e alla night eating sindrome o sindrome da alimentazione notturna, rientra tra i disturbi alimentari non ancora classificati. Se vi sorge qualche sospetto in tale direzione rispondete alle domande del test di Bratman e se i risultati del test sono indicativi di un quadro che orienta verso la diagnosi di ortoressia rivolgetevi, se ritenete opportuno, presso un centro competente per la cura dei disturbi del comportamento alimentare. L’obiettivo principale della terapia è quello di ridurre l’ossessione verso i cibi sani attraverso una corretta riabilitazione nutrizionale basata su regole alimentari non eccessivamente rigide.

Il Test Bratman per l'ortoressia
 
  • Pensate alla vostra dieta più di 3 ore al giorno?
  • Pianificate i pasti con vari giorni di anticipo?
  • Il valore nutrizionale di ciò che mangiate è più importante del piacere di mangiare?
  • La qualità della vostra vita è parallelamente al miglioramento della qualità della vostra alimentazione?
  • Ultimamente siete diventati più rigidi con voi stessi?
  • Mangiare in modo sano aumenta la vostra autostima?
  • Avete rinunciato a cibi che vi piacevano per mangiare quelli 'giusti'?
  • La vostra dieta vi rende difficile mangiare fuori, allontanandovi dalla famiglia e dagli amici?
  • Vi sentite in colpa quando "sgarrate" dalla vostra dieta?
  • Quando mangiate in modo sano, vi sentite in pace con voi stessi e con il controllo completo della situazione?
Se la risposta è sì a 4 o 5 delle precedenti domande, è il momento di adottare un rapporto più rilassato con il cibo. Se la risposta è sì a tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione.


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